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CARPING CLUB CARPI

Storielle del campeggiar viaggiando

 

FAVOLA DI NATALE

Il rapporto, all’inizio, non era stato dei più facili, anzi, proprio tutto all’opposto, si potrebbe dire…

Si erano conosciuti ad un raduno. Valentina era seduta ad un tavolino, intenta a raccogliere le iscrizioni: " Cognome?… Riceve il nostro giornale Insieme?.. Sezione?", Piero l’aveva classificata tra le presuntuose, un po’ bonazze, che se la tirano perché possono sfoggiare un’invidiabile tintarella.

Il raduno si svolgeva in un luogo suggestivo, a Dolo, in mezzo alle ville venete.

I salici si specchiavano sull’acqua che scorreva placida; complice un acquazzone di quelli formidabili che li aveva colti proprio nel bel mezzo di una passeggiata in bicicletta fra le ville venete, avevano trovato rifugio in un piccolo bar.

Natale era ancora lontano tre mesi, eppure il discorso era finito proprio su quell’argomento: " Che fa a Capodanno?", aveva chiesto Valentina.

Una domanda senza secondi fini, la più classica fra coloro che viaggiano in camper.

"Non ho ancora deciso" rispose Piero con un sorrisetto "comunque la sua è una domanda molto, molto interessante ….. e lei ?".

Valentina lo osservò chiedendosi cosa mai si fosse messo in testa quello lì, tuttavia rispose educatamente: "Io ho in mente diverse cose: la classica settimana bianca, un raduno con gli amici, un viaggio esotico, chi lo sa? Però c'è ancora molto tempo per decidere: di sicuro vorrei che fosse una cosa speciale ! … ".

La fine del temporale, la subitanea comparsa del sole e di un arcobaleno mozzafiato avevano chiuso temporaneamente la conversazione. Ma non era finita lì.

Il tepore del dolce settembre aveva pian piano lasciato il posto alle prime brume autunnali e dicembre, limpido ma freddo aveva cominciato a tessere in sordina la magica atmosfera natalizia.

Giornate più corte, giacche a vento e cappotti, freddo pungente e vetrine scintillanti: Natale, la festa che più di tutte scalda il cuore, si avvicinava sempre di più e il Capodanno era subito lì.

Una sera, immersa tra depliant di montagne innevate, spiagge deserte e mari del Sud, Valentina udì uno squillo telefonico. "Valentina ? Sono Piero, si ricorda di me ?".

Fuori la nebbia avvolgeva le case, la luce del lampione era fioca, il rumore dei pneumatici sulla strada bagnata valicava le mura domestiche e ricordava che l’estate era ancora tanto lontana.

"Buonasera! Che piacere risentirla…", mentre parlava si interrogava su cosa mai potesse volere da lei quel bel ragazzone un po’ timido ed impacciato che aveva conosciuto in estate e che da allora non si era più fatto sentire.

"Io per Capodanno vado a Roma, sa, il Giubileo, c’è un raduno, sono solo, ho voglia di svagarmi un po’".

Una valanga di informazioni che Valentina assimilò immediatamente, soprattutto quel "sono solo" che faceva il paio con la sua situazione.

"E’ una splendida idea, non ci avevo pensato, avevo letto del raduno su "Insieme", ma stavo informandomi su qualche posto un poco più caldo, però non ho ancora deciso nulla".

"Troviamoci per parlarne… il camper è anche comodo per questo".

Per l’Immacolata andarono in Trentino, ai Mercatini di Natale.

Non pensavano che fossero così affollati: Trento, Bolzano, Merano e Bressanone erano piene di turisti visibilmente coinvolti nel festoso preludio al Natale.

Per Piero e Valentina fu subito naturale mescolarsi allegramente tra la gente e lasciarsi prendere dalla gioiosa euforia prenatalizia: in fondo era come ritornare bambini.

Ormai dimenticata la routine quotidiana, passavano ininterrottamente da un chiosco all'altro ammirando incantati i luccicanti addobbi, gli angioletti dorati e i Babbi Natale in miniatura che parevano voler ricordare, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la Festa più grande dell'anno era imminente.

Qualche fiocco di neve cominciò a cadere e, come al loro primo incontro, si rifugiarono in un bar. L'invitante profumo dello strudel li convinse immediatamente all'assaggio: squisito. E poi fecero una cosa che non era stata assolutamente premeditata: sorseggiarono un bicchiere di vin brulè che ebbe su di loro un piacevole effetto.

Piero e Valentina, che erano completamente astemi, si sentirono subito riscaldati e si ritrovarono con le guance arrossate: colpa (o merito…) del vino bollente speziato o forse un po' di emozione?

I tre giorni programmati volarono in un battibaleno: sembrava di essere appena partiti ed era già tempo di ritornare. Presi dalla magia del Natale, avevano parlato poco del progetto di fine anno, ma ora che la breve vacanza stava per concludersi, Piero disse: "Valentina, a proposito di Capodanno, che ne diresti se….." Fece una breve pausa, poi continuò: "Roma, il Giubileo, Trinità dei Monti, Piazza Navona col suo mercatino…".

Il cuore gli batteva come quello di un ragazzino, Valentina lo guardò con gli occhi che luccicavano, l’aria era dolce e i capelli coprivano una parte del suo viso: "E’ un’idea favolosa! Perché no?"

E’ splendida Roma d’inverno, l’aria non è mai eccezionalmente fredda, lungo Via del Corso il passeggio è caotico, ma accattivante, l’atmosfera è rallegrata da mille suoni.

Le trattorie di Trastevere, il vino, le gite ai castelli, il Lungo Tevere: Valentina e Piero si interrogavano su quanto tempo era trascorso dall’ultima volta che veramente si erano sentiti a proprio agio.

Avevano due camper, ma ormai ne utilizzavano stabilmente solo uno: "Roma stregata", era assolutamente vero.

La notte di Capodanno la trascorsero mano nella mano, passeggiando per il centro, allontanandosi dalla musica di Piazza San Giovanni: avevano voglia di restare soli, di parlare, di scoprire antichi e nuovi sentimenti.

Mancava solo la neve, il resto era tutto assolutamente perfetto.

Girando senza fretta per le strade animate, capitarono nuovamente in Piazza Navona e i chioschi illuminati del mercato natalizio riportarono alla loro mente la breve vacanza appena trascorsa. Al piacevole ricordo sorrisero trasognati e i primi timidi progetti che già erano nell'aria, nella notte magica di San Silvestro, apparivano possibilissimi e a portata di mano.

I negozi erano ormai chiusi, solo una fioraia stava ancora riponendo all'interno la merce profumata.

"Aspetta un momento" disse Piero entrando nel negozio. Ne uscì quasi subito con un mazzolino di roselline rosse.

"Buon Anno, Valentina". Sorpresa e lusingata, lei pensò che Piero oltre che simpatico era un tipo molto romantico, qualità sempre più rara di questi tempi……

Tra poco sarebbe stata la mezzanotte e Roma si stava preparando per accogliere nel migliore dei modi il neonato Duemila.

Dal cielo cadde un fiocco di neve, poi un altro e un altro ancora: in pochi attimi un leggerissimo manto bianco scese dal cielo e si posò su tutte le cose.

Ora non mancava più nulla, la magia era completa e tra qualche minuto i fatidici dodici rintocchi avrebbero annunciato che l'Anno Nuovo era nato.

Valentina Bongiovanni & Piero Macario

29 marzo – 10 aprile 1999

NOI AI RADUNI CI TORNEREMO

Quest'anno la Pasqua l'abbiamo festeggiata in Sardegna, nel Giudicato di Arborea.

Abbiamo partecipato per la prima volta ad un raduno di camperisti. Questo era organizzato dal CAMPING CLUB REGGIO EMILIA e CAMPING CLUB FORLI', con gemellaggio CAMPING CLUB ORISTANO.

Visionato il programma, a mio marito gli è venuta voglia di partecipare. Inizialmente io avevo qualche perplessità ad aderire perché mi preoccupava l'attraversata in nave, però nello stesso tempo ero entusiasta di visitare la Sardegna e di poterlo fare con persone che come noi amano il turismo itinerante, amano l'aria aperta.

Siamo partiti da Reggio Emilia in tredici equipaggi, per poi riunirci al Golfo di Baratti con quelli del CC Forlì.

Durante il pranzo fatto in autostrada, il Presidente ci ha distribuito un volantino, con su scritto "La canzone del campeggiatore". Un ritornello semplice, ma è stato quello che ci ha uniti per tutto il soggiorno.

Giunti a Baratti ha poi formato dei gruppi di circa una dozzina di camper ciascuno, con cartelli di colori diversi da applicare al vetro posteriore, per poterci facilitare negli spostamenti.

Alla sera, sistemati al porto di Livorno ci siamo scambiati la buona notte pensando che il giorno successivo, con otto ore di nave, c'era la possibilità di fare amicizia.

Appena imbarcati ci siamo messi a giocare le carte, a cantare, a socializzare con gli altri. Già dal primo giorno sembrava una amicizia di vecchia data. Il mare era calmissimo, abbiamo visto anche i delfini, la paura della nave era già passata. Ad attenderci ad Olbia c'era il Presidente del CC Oristano. Tutti assieme abbiamo attraversato la Sardegna per raggiungere la sua città.

E' stato uno spettacolo bellissimo vedere chilometri e chilometri di superstrada percorsa da quasi solo camper. Giunti in Sardegna, la carovana al completo era di una ottantina di equipaggi.

Questo raduno tante cose belle ci ha offerto, una organizzazione puntuale, precisa che ha seguito il raduno anche nei minimi particolari, dall'imbarco, agli scarichi, ai rifornimenti, alla sistemazione in campeggio ed anche a qualsiasi altro problema che si presentasse.

Certo, questa organizzazione era una macchina lenta da far partire, gli equipaggi erano tanti da sistemare, proprio per questo, qualche località in più non si è potuta visitare. In compenso però, una cosa ancor più bella ci ha dato: "Un tempo di vita". Cioè, ridere, giocare, cantare, mangiare, socializzare con persone squisite, trovare nuove amicizie che sicuramente saranno durature nel tempo.

E' stato un periodo molto bello, dal punto di vista climatico ci ha permesso di fare escursioni in mezzo al verde, alle fioriture multicolori, assistere a suggestive processioni religiose, sagre di paese accompagnate da canti e balli in costume, passare per piacevoli centri storici, visitare l'artigianato sardo e tutte quante le bellezze che la Sardegna offre (che sono veramente tante), le spiagge, le coste, le grotte, i nuraghi ecc..

Altrettanto bello è stato il calore che gli amici sardi ci hanno manifestato con la loro ospitalità.

In questi giorni di gemellaggio abbiamo incontrato diverse autorità, aperte alle prospettive del turismo itinerante, li abbiamo molto apprezzati e ringraziati. Abbiamo ribadito a loro, che anche noi camperisti siamo turisti che portiamo ricchezze, che amiamo la natura e per mantenerla tale, devono continuare a creare aree di sosta attrezzate per i vacanzieri.

Grazie di questi giorni trascorsi in vostra compagnia.

Con affetto

Nilde e Giancarlo

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20 – 21 GIUGNO 1998

CAMPEGGIO CLUB REGGIO EMILIA

RADUNO ITINERANTE NEL PARCO DEL GIGANTE

TAPPA ESCURSIONISTICA DI FEBBIO

Sabato pomeriggio, appena arrivati in zona raduno, c’incamminammo per Pian Vallese. Eravamo in forte ritardo, incontrammo gli altri che rientravano ma la voglia di camminare nel bosco ci fece proseguire.

Dopo cena, tutti al Centro visita poi all’osservatorio astronomico da campo, dove il professore rispose così appassionatamente a tutte le domande fattegli e non.

La notte trascorse nella pace più assoluta, così il giorno dopo ci trovò ben riposati. Il cielo era bel pulito e la voglia di partire cresceva. Dopo brevi preparativi, al comando di due guide locali, ci mettemmo in cammino.

Il gruppo era formato da nove persone, lo sciatore e il poeta (le due guide), il presidente, l’altra coppia che chiameremo Lui e Lei, il fungaiolo, il radioamatore e noi due.

Ben presto si sentì qualcuno ansimare affannosamente, era Lui che a digiuno d’escursionismo cominciava a pensare chi glielo aveva fatto fare. Da lì a poco le guide si divisero, lo sciatore in testa e il poeta in coda, a mò di servizio scopa.

Il gruppo si ricompattò alla Fonte, posta ai margini di un bel prato quasi pianeggiante, con ampia veduta della valle sottostante e del crinale ormai vicino. Qui l’acqua è buona, il panorama pure e se lo zaino contiene qualche panino, ci si può sostare in estrema tranquillità. "La cima la vedremo un’altra volta" disse Lui a Lei. Peccato per Lei, era così carica.

Col resto del gruppo riprendemmo il cammino. Superammo il pendio senza grandi difficoltà e raggiungemmo il Passone. E’ sempre emozionante l’arrivo sul crinale, quando svanisce l’ostacolo che fino allora si parava davanti. Si pensa che il più è fatto e si comincia a spaziare con lo sguardo ad angolo giro. Il radioamatore sguaina il suo palmarino "Cq, cq, rispondete, passo". Le guide ci delucidano su tutto quello che ci circonda. Il rifugio Battisti era davanti a noi, la nostra meta. Ripartimmo in discesa, il passo non fù più faticoso e ci lasciò la possibilità di intavolare discorso. Il rifugio fù presto raggiunto.

Erano le undici, prenotammo il pranzo e ripartimmo in direzione sud. Tra i monti che fanno da spartiacque con la Toscana, si vide uno stretto canalone ancora ricoperto di neve, lo sciatore si rimise gli sci in spalla e s’incamminò in quella direzione, sarebbe stata l’ultima sciata della stagione.

Noi tutti lo accompagnammo per un tratto di strada ma poi ci dirigemmo al cospetto del lago Bargetana. Un po’ di sosta poi il ritorno al rifugio.

Mezzogiorno ci colse riuniti intorno al tavolo, dove, tra una polenta, uno spezzatino e tante bottiglie di spremuta d’uva, non ci volevamo più alzare. Per fortuna c’era gente che doveva ancora mangiare, ci vergognammo e ci alzammo. Anche i tavoli all’esterno erano pieni, sotto il pergolato nientepopodimeno che il Coro del Cusna gorgheggiava emanando una musica dolce e soffusa. Fu qui che il poeta ruppe gli indugi e incominciò a recitare, accompagnato dal coro, poesie proprie su gente di montagna, sul Cusna ed altro. Il momento era magico e toccante. La gente intorno faceva quadrato. Il presidente ruppe l’incantesimo. "Devo andare, mi aspettano, è tardi".

Iniziò il ritorno, tra noi era nata quell’amicizia come sempre accade in montagna.

Poco prima di arrivare al Passone, lo sciatore svincolò a sinistra dividendo il gruppo in due parti, noi, continuammo a seguirlo fino a quando si rimise gli sci ai piedi e scivolò giù come un dannato. Rimasti ormai soli proseguimmo, transitammo presso la stazione superiore della Febbio 2000, poi fino alle roccette, le superammo.

Dalla vetta del Cusna, appagati e felici ci chiedemmo: "E la prossima?"

Noi due, Azio e Lella

C’interessava questo raduno perché l’adesione non era obbligatoriamente continuativa e perché era itinerante, escursionistico e naturalistico. Complimenti al C. C. Reggio Emilia, il nostro stile di vita è di non stare fermi mai.

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