Da gregario sul Danubio
Quanti hanno già raccontato di aver pedalato sulle rive del Danubio, da Passau a Vienna, il percorso ciclabile più celebrato d’Europa? Nella scena di questo nuovo racconto la mia parte è solo marginale, in quanto io fungo da gregario camperista raccattapalle, ma per me è ugualmente avvolgente.
Il
“vero uomo” di quest’avventura è la
mia compagna, Lella, alla quale sottoposi un programma analogo di nome “Ciclovia del Danubio” appena ricevuto via
e-mail, redatto da un club di campeggiatori, ironia della sorte, di nome
Canaletto.
Non
avremmo potuto partecipare in quanto il nostro periodo di ferie non coincideva
con quello del programma appena scaricato, ma da quel momento, l’oggetto delle
nostre vacanze era fissato.
Arrivammo a Passau, in Germania, col nostro vecchio camper, piccolo, ma sempre armato di due bici. Approdammo in un campeggio vicinissimo al punto dove l’Inn e l’Ilz sfociano nel Danubio, creando un suggestivo nodo, probabilmente è questo il motivo che ha battezzato e reso noto il punto di partenza di questa ciclovia.
Al centro della splendida foto satellitare, la punta di terra all’estremità est di Passau, Il fiume in alto che descrive una “S” rovesciata è l’Ilz, quello centrale è il Danubio e quello sotto è l’Inn. Al centro dell’Inn vi è il confine ideologico che separa la Germania (sopra la linea tratteggiata) dall’Austria.
Il
campeggio è di ristrettissime dimensioni e non è in grado di ospitare alcun
mezzo, neanche il nostro camperino. Poco male in
quanto non dobbiamo né scaricare né fare acqua. Nella visita al centro trovammo
l’ufficio turistico chiuso e non potemmo rifornirci delle dovute informazioni,
quelle tratte da altri racconti erano di ben poco aiuto. Passiamo la notte in
un ottimo parcheggio nelle immediate vicinanze della confluenza dei tre fiumi.
Il
mattino seguente,dopo aver controllato la sincronizzazione dei rispettivi
cellulari e dopo le mie ultime raccomandazioni di non perdersi, verso le 7,30
comincia la vera avventura.
Vedo
la mia compagna inforcare la bici ed allontanarsi lungo la ciclabile sinistra
del Danubio. A dir la verità non ricordo che prima d’ora si sia persa, ma so
benissimo che il suo senso d’orientamento ed il mio sono lontani come la
distanza che separa me da un santo. Oltre a ciò, nessuno dei due conosce la
lingua locale e nemmeno qualsiasi altra. Non nascondo che queste riflessioni,
al momento del distacco, mi crearono un notevole nodo emotivo.
L’appuntamento
era al campeggio di Schlogen, borgo di “quattro
case”, distante all’incirca 44 ciclochilometri. Fu
lei la prima a chiamare: “Dove ti sei sistemato che qui in campeggio non vedo
il camper?”. Ero io che quasi mi ero perso in quanto uscendo da Passau avevo imboccato quasi obbligatoriamente l’autostrada
e dovetti fare il giro dell’oca. Per la cronaca, questo è un altro problema che
incontriamo noi italiani viaggiando in tanti paesi esteri. Mi trovavo in
Germania dove non esistono i caselli autostradali. Alla bisogna la vecchia
strada viene trasformata a raccordo e così si confluisce irrimediabilmente in
autostrada. In poco tempo ci si adatta e devo ammettere che ciò comporta un
notevole snellimento di traffico.
Verso le ore 10 ci sistemiamo nell’ottimo campeggio e punto nautico di Schlogen. Nel pomeriggio, inforcate le bici, andiamo a “provare” l’inizio della seconda tappa. Ci troviamo nell’ansa formata da due veri e propri “tornanti” completi, punto di massima importanza naturalistica del Danubio. I ciclisti provenienti da Passau per la riva sinistra, appena compiuta la prima curva trovano la fine della pista.
1 - Campeggio e punto nautico di Schlogen
2 – Area traghetto
Poco
male in quanto un’area “Treppelweg” (area d’imbarco
suppongo) dà la possibilità di traghettare al costo di un euro e mezzo,
compresa bici.
Nota
di colore: non è determinante sapere in anticipo quale sponda del Danubio si
deve imboccare, in quanto nell’eventualità di interruzione di pista stabile,
c’è sempre un treppelweg (trapel več
in dialett carpsan) che ti
traghetta sulla sponda opposta. Da Passau a Vienna e
viceversa, toccando quasi tutti i paesi, c’è anche un continuo viavai di
battelli crociera che però imbarcano anche semplici passeggeri, la bici al
seguito non paga. Questa è un’altra grande opportunità d’intraprendere la ciclovia.
Vista l’opportunità, traghettiamo sulla sponda sinistra e ripercorriamo a ritroso il percorso per circa otto km., fino al ponte in corrispondenza di Niederanna, lo attraversiamo e ripartiamo verso il campeggio.
Strada
facendo, vediamo un fumo sollevarsi da un “Gasthaus”,
lo raggiungiamo e ci mettiamo in fila per assaporare l’ottimo pesce grigliato,
dopodiché l’esperimento ci consiglia di farcene incartare altri due. La sera in
campeggio decidemmo di cambiare la logica del punto di ritrovo. Ripiegammo per
un ponte sul Danubio, visto che nella tappa precedente ne avevamo incontrato
solo uno e che anche in caso di traghettamento sull’altra sponda, si sarebbe sempre
potuto riguadagnare la sponda stabilita mediante il ponte stesso. Il prossimo
ritrovo sarà la confluenza destra della pista ciclabile col primo ponte di
Linz.
Il
mattino seguente, prima della partenza, solite raccomandazioni: “Sei Pronta?
Hai preso il cellulare? L’hai acceso?” E lei: “Si, tutto a posto”. Di nuovo:
“Fammi vedere lo zainetto!”. Il cellulare era al suo posto e acceso ma c’era un
inconveniente: aveva stivato anche il mio. Provate a pensare come avremmo
potuto ritrovarci in caso di bisogno, aggiungendo la mancanza del cellulare ai
problemi già citati. Si rimpiange il momento che si è deciso di partire ma non si
può mollare.
Mi
fermo col camper nei pressi di Linz, in un’area dove è possibile tener sotto
controllo il punto di ritrovo prestabilito e l’incontro avviene senza alcun
problema. Carichiamo la bici e ci trasferiamo a St. Florian
dove pranziamo e visitiamo la notevole basilica, poi raggiungiamo la vicina Mathausen non con poche difficoltà in quanto siamo
sprovvisti di navigatore e ci imbattiamo in una deviazione obbligatoria.
Ricordiamo l’angoscia precedente lasciata dalla visita di alcuni anni fa allo
stesso lagher e di conseguenza decidiamo di non
ripeterla.
L’altra
tappa ci porta a Grein. All’ingresso del campeggio
noto la scritta “Internet Point wireless”. Non mi era mai capitato. E’ la mia
grande occasione, voglio far scoppiare d’invidia gli amici mandandogli una
cartolina virtuale direttamente dal campeggio. Mi sistemo il più velocemente
possibile, estraggo il mio “violino a nafta” (pc
portatile), e cerco “l’accordo”, aggancio la rete ma mi devo fermare davanti
alla richiesta di username e password. Vado
in reception a chiedere i dati necessari. Chi assegna questi dati, è il
ristorante del campeggio dopo aver consumato almeno un pasto però. Oltre a ciò,
per cause loro quel giorno internet non funzionava proprio. Quindi nulla di
fatto.
In quel campeggio, anche per andare a
far pipì occorreva digitare un codice, ma quell’impianto fortunatamente
funzionava.
Nel Camping Grein succede un fatto un
po’ scurrile: sistemiamo il tavolo a contatto della siepe di arbusti che
delimita il campeggio e lo separa dalla pista ciclabile del Danubio. Questa
posizione ci assicura il pranzo all’ombra. Nel bel mezzo del pranzo, la Lella
intravede in una radura della siepe proprio in direzione del tavolo, infilarsi
uno di quegli arnesi che solo i maschi hanno, tenuto stretto dal suo
proprietario. Di scatto si alza in piedi e comincia ad urlare, proprio come se
qualcuno gli avesse puntato una pistola. L’uomo si spaventò e fu costretto a
spostarsi nella radura accanto e finalmente potè dar sfogo alle sue esigenze
idrauliche, dopodichè riattraversò la pista ciclabile e riprese in mano la
canna, da pesca questa volta. Ecco cosa succede a mettere il codice ai servizi igienici.
Melk è la prossima tappa. Questa città
ospita una grande, grandissima abbazia, è situata su un’altura e si nota da
notevole distanza ma non dal parcheggio. Scendo dal camper e in quel momento
squilla il cellulare, rispondo che sono davanti all’abbazia e m’incammino a
piedi verso quel luogo. Dopo circa venti minuti la Lella mi richiama e mi
avvisa che aveva trovato il camper. Beata lei, io mi ero infognato nei meandri
della città senza raggiungere l’abbazia e mi occorse un’altra mezzora per ritornare
sui miei passi.
Al
punto d’imbarco è un continuo viavai di pullman che portano e riportano le
persone giunte in battello a visitare l’abbazia. Ci sistemiamo nel campeggio
adiacente. Entra un mezzo e s’impadronisce della scena.
L’auto
al seguito, munita di regolare targa, viene trainata dal camperone
a mò di carrello. All’occorrenza viene sganciata,
alzandola con minimo sforzo, in quanto il peso maggiore è supportato dall’asse
posteriore. Quello anteriore viene caricato dal peso dell’autista ed eventuale
passeggero. Sul “gioiello” campeggiano vari logo FERRARI con tanto di cavallino
rampante. E’ un bluff. Il motore è un Lombardini
costruito a Rubiera di Reggio E.
I
campeggi alle 10 del mattino sono praticamente vuoti. I cicloturisti cominciano
ad arrivare verso le 12 e gli arrivi continuano fino a sera. La maggior parte
sono gruppi e arrivano in bici e tenda, gruppi che arrivano in bici e le
rispettive tende vengono trasportate da furgoni. Altri arrivano col carrello a
rimorchio. Comunque, con ogni mezzo possibile arrivano anche tanti ragazzini.
La stessa gente te la ritrovi più di una volta nel campeggio del giorno
successivo. Gli italiani non mancano. E’ bello sentire i ragazzini raccontarsi
le avventure della tappa appena conclusa.
Da
notare che tanti altri cicloturisti non vanno in campeggio e dormono in
appartamenti trovati giorno per giorno. Questo meraviglioso tour è anche un
“vero affare” per i locali.
Da
notare che l’emozione del momento del distacco a inizio tappa, poi si
affievolisce ma non scompare mai.
La
tappa successiva ci porta a Krems, e successivamente
a Tulln, lungo il percorso si attraversa il Danubio
su di una delle varie chiuse che servono per generare corrente elettrica e dove
i battelli avanzano mediante apposite vasche di innalzamento ed abbassamento
del livello dell’acqua. Il dislivello
del Danubio tra Passau e Vienna è di circa 140 metri,
media al di sotto di mezzo metro al chilometro.
A Tulln campeggia un teatro galleggiante proprio sul Danubio e davanti al municipio, una palla di granito al centro di una fontana, gira continuamente sul proprio asse orizzontale supportata da un cuscinetto d’acqua.
Clicca foto teatro galleggiante Clicca foto palla rotante
Piove
nel pomeriggio ma gli arrivi in campeggio si susseguono ininterrottamente come
al solito e freneticamente si devono piantare le tende. Sto pensando di
inventare tende galleggianti.
Ricominciando
all’imbrunire e per tutta la notte piove insistentemente. Il mattino seguente,
la pioggia si trasforma in fitta pioggerellina, la temperatura è scesa, occorre
indossare la giacca a vento. Il morale va sotto i piedi e a questo punto, altre
due palle cominciano a girare. Proprio all’inizio dell’ultima tappa la Lella
molla. “Ma chi me lo fa fare?” Decide così di porre fine all’avventura. Meno
male.
Vienna
dista pochi chilometri, con la coda tra le gambe la raggiungiamo in camper.
Approdiamo
a Klosterneuburg, proprio alle porte di Vienna.
Molliamo il mezzo in parcheggio e col bus raggiungiamo la stazione del vicino
metrò il quale ci porta in centro a Vienna dove un nugolo di sceriffi con tanto
di giubbino giallo fluorescente, sbarrano il passaggio chiedendo a tutti
indistintamente il biglietto della corsa appena terminata. Nulla osta, ce
l’avevamo. E’ mia abitudine conservare qualsiasi scontrino per un periodo di
tempo ragionevole, ritornerà utile in caso di dover ricordare l’indirizzo, la
data, il luogo visitato, il nome dell’esercizio emittente e altro ancora. Uno
scontrino è anche un buon indizio in caso si dovesse dimostrare che quel giorno
a quell’ora si era in quel luogo.
La giornata trascorre girovagando con mezzi pubblici ma principalmente a piedi. Ho l’impressione di aver visitato tutti i monumenti e le strade di Vienna. Ma che fatica essere in ferie.
Una
volta raggiunto il camper non ci viene neanche in mente di entrare nel vicino
campeggio ma ci infiliamo nel letto e ci restiamo per oltre dieci ore senza
fiatare.
Il
mattino seguente la sveglia naturale suona, come di consueto, verso le 7,30. Il
tempo sembra volgere al bello, l’umore ritorna sopra il livello di guardia. Mentre
sorseggiamo il caffè decidiamo di cambiare le carte in tavola e progettiamo in
quattro e quattr’otto una nuova tappa.
Quella che doveva essere la fine del giro diventa l’inizio della tappa supplementare.
La
Lella deve entrare in Vienna per la pista di destra, raggiungere il secondo
ponte, attraversarlo fino a metà e scendere per l’apposita chiocciola fino a
raggiungere l’isola in mezzo al fiume, attraversare Vienna su quest’isola,
attraversare un secondo e un terzo ponte che approda sulla pista di sinistra
del fiume proprio nel Parco Nazionale del Danubio, percorrere il parco fino
alla sua fine e trovarsi ai piedi del ponte di Bad Deutsch-Altenburg,
punto di arrivo, due chilometri prima di Hainburg e
una ventina prima di Bratislava, in Slovacchia. Contemporaneamente io
raggiungerò lo stesso ponte e lo stesso punto percorrendo l’autostrada che
porta all’aeroporto e poi a Bratislava.
Verso
le 10 parcheggio il camper fortunatamente a pochi metri dal punto prestabilito.
La Lella chiama e mi avvisa che a causa
di una frana la pista non è più percorribile, non è neanche possibile servirsi
dei noti traghetti, in quanto la pista in mezzo al parco nazionale è ben
distante dal Danubio. Occorre tornare indietro fino a raggiungere
l’intersezione di un’altra pista. Incontra altri cicloturisti con lo stesso
problema ed assieme trovano la soluzione. Tra una telefonata e l’altra decido
di andarci incontro in bici. Un abbraccio, dopo un’ora abbondante, pone fine
alla tensione accumulatasi dalla partenza. Questa è stata l’ultima tappa ed è
stata la più lunga e difficoltosa ma anche la più bella. Un’ottantina di
chilometri percorsi, prima sull’isola del Danubio a Vienna, in mezzo ai due
bracci di fiume, poi immersi nel favoloso Parco Nazionale del Danubio.
E
così la pedalata è stata di poco oltre 400 km., solo un settimo dei 2.888
chilometri, della lunghezza totale del Danubio che nasce nella tedesca Foresta
Nera e sfocia nella parte rumena ed ucraina del Mar Nero.
Nel
pomeriggio raggiungiamo Bratislava in camper, ma a quel punto la nostra mente è
altrove, stiamo rivivendo i punti più salienti del viaggio, stiamo pensando a
quei bambini che di campeggio in campeggio, la sera si scambiavano le
reciproche esperienze, siamo convinti che una volta diventati adulti rivivranno
assieme ai figli, quest’avventura, dove la bici, nonostante la nuova tecnica,
rimarrà probabilmente la protagonista indiscussa.
Soddisfatti
e appagati, riprendiamo la via del ritorno.
Se
dovessimo riprogettare questo viaggio, probabilmente non ricommetteremmo più
certi errori e proprio per questo tante emozioni non potrebbero più essere
rivissute. Di conseguenza, altro giro, altri lidi, altro regalo.
Azio & Lella - aziomalaguti@libero.it – Agosto 2008